Patrizia Vicinelli

“Patrizia Vicinelli io non l’ho mai conosciuta di persona. Avevo assistito a un paio di sue performance e ne ero rimasto folgorato, ma non avevo mai trovato il coraggio di avvicinarmi e presentarmi. In quella mattina dell’ormai lontano ‘89, davanti ai capannoni dell’ex Ansaldo a Milano ero emozionantissimo. Era stato invitato a MilanoPoesia e in cartellone c’era anche lei, con Paolo Fresu: avrei dunque potuto conoscerla, parlarle e mi aggiravo davanti all’entrata ripetendo a memoria certi suoi versi, che a me sembravano un manifesto su quanto la poesia avrebbe dovuto fare per sfuggire alle paludi di vieto sentimentalismo libresco e neoromantico in cui era precipitata in quegli anni.”
Così Lello Voce descrive la produzione di Patrizia Vicinelli (Bologna 1943-1991), una delle protagoniste della poesia italiana degli anni Settanta e Ottanta. Performer splendida, pioniera della poesia ad alta voce, esponente del Gruppo 63, sin dagli anni Sessanta ha operato nel campo del teatro sperimentale, con Aldo Braibanti ed Emilio Villa, e ha lavorato a film d’avanguardia con Alberto Grifi e Gianni Castagnoli. È stata inoltre molto attiva nel campo della poesia visuale, con numerose esposizioni in Italia e all’estero, e ha collaborato a diversi dischi di poesia fonetica e sonora. Tra i suoi lavori più recenti, si segnala in particolare la collaborazione con Paolo Fresu nel bellissimo disco Majakovskij il tredicesimo apostolo.
Presente con le sue collaborazioni su diverse riviste (EX, Continuum, Quindici, Che Fare, Il Marcatré, Alfabeta), ha pubblicato a. à. A (Lerici 1967), Apology of schizoid woman (Tauma 1979) e Non sempre ricordano (Aelia Laelia 1985). È invece uscito postumo il volume Opere, a cura di Renato Pedio (All’Insegna del Pesce d’Oro 1994).

<< Torna alle biografie