Krzysztof Kieślowski

Krzysztof Kieślowski (1941-1996) è stato uno dei maggiori registi del cinema polacco ed europeo. Tra il 1966 e il 1969 inizia la sua carriera cinematografica a Lodz, dove studia alla celeberrima Scuola di cinema e teatro, e dove realizza i primi cortometraggi (“Tramwaj", “L’ufficio”, “Il concerto dei desideri”, “Nella città di Lodz”).
Se questi e altri importanti lavori dei primi anni '70, come “Operai”, “Primo amore”, “Dal punto di vista del guardiano notturno”, lo segnalano come documentarista prolifico e originale, i primi film a soggetto per la televisione (“Il sottopassaggio”, “Il personale”, “La pace”) segnano tappe importanti per il nuovo corso del cinema polacco. La critica internazionale scopre Kieślowski dalla fine degli anni ’70 con opere quali “La cicatrice” (1976), “Amator” (1979), “Il caso” (1981) e “Senza fine” (1984), ma l’affermazione definitiva arriva alla fine degli anni ’80 con alcuni capolavori come “Breve film sull'uccidere” (1988), “Breve film sull'amore” (1988) e “Non desiderare la donna d'altri” (1989), lavori che anticipano di poco l’ambizioso progetto successivo: “Il Decalogo”. Sceneggiato in coppia con Krysztof Piesiewicz, “Il Decalogo” è uno straordinario film in dieci episodi realizzato per la televisione polacca e imperniato su un’interpretazione originalissima e anti-comformista dei dieci comandamenti. Il progetto vale a Kieślowski un successo di critica planetario, facendolo entrare di diritto tra i grandi autori europei contemporanei.
I film successivi, “La doppia vita di Veronica” (1991) e soprattutto la trilogia dei Tre colori (1992-1994), confermano la lirica complessità del regista polacco e gli consentono di raggiungere il grande pubblico internazionale. Proprio con i tre film ispirati al tricolore francese e al motto rivoluzionario “Libertà, uguaglianza, fraternità”, Kieślowski ottiene i più importanti riconoscimenti della sua carriera: “Film Blu” vince il Leone d'oro a Venezia, “Film Bianco” l’Orso d'argento a Berlino, mentre “Film Rosso”, ultimo atto della trilogia e della carriera di Kieślowski, si aggiudica la Palma d'oro a Cannes.

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