Franz Kafka
Franz Kafka è uno degli scrittori-cardine della letteratura contemporanea.
Nato a Praga nel 1883, boemo di lingua tedesca, si forma al crocevia delle tre
culture protagoniste del mondo intellettuale praghese: quella cèca, quella
tedesca e quella ebraica.
Figlio di un commerciante ebreo, sviluppa nei confronti del padre un’irriducibile
conflittualità, espressa in modo esplicito nel celebre scritto
Lettera
al padre. Dopo la laurea in legge, trova impiego alle Assicurazioni Generali,
entrando poi nel 1908 nell’Istituto di assicurazione per gli infortuni sul
lavoro, presso cui resta fino al pensionamento nel 1922. In quegli anni l’amicizia
e la frequentazione di alcune personalità di spicco della letteratura praghese
(Max Brod, Franz Werfel, Felix Weltsch) gettano in Kafka le basi per la scoperta
della vocazione letteraria, una sorta di piacere-martirio a cui votarsi senza
riserve.
Gli esordi narrativi si pongono negli anni 1904-1906, con la prima stesura della
Descrizione di una battaglia, seguita nel 1907 dai
Preparativi di nozze
in campagna, rimasti entrambi allo stato di frammento. La prima vera pubblicazione
è una raccolta di brevi prose dal titolo
Contemplazione, apparsa
nel 1908 sulla rivista Hyperion. Risale invece al 1915 la pubblicazione del racconto
più famoso, “La metamorfosi”: celebre l’
incipit,
in cui il protagonista, il commesso viaggiatore Gregor Samsa, si sveglia inspiegabilmente
trasformato in un orrendo scarafaggio. Seguono poi, nel 1919, il racconto “Nella
colonia penale” e la raccolta
Un medico di campagna.
Malato da tempo di tubercolosi, Kafka muore nel sanatorio di Kierling nel 1924,
a poco più di quarant’anni. Gran parte dei suoi scritti escono postumi,
grazie all’impegno dell’amico Max Brod, che caparbiamente si oppone
alle disposizioni testamentarie dello stesso autore. Queste ingiungevano infatti
la distruzione di tutti i materiali rimasti inediti. Sono così giunti a
noi diversi racconti, i diari e gli epistolari, in particolare quelli intrattenuti
con la sorella Ottla e con le due fidanzate, la berlinese Felice Bauer e la scrittrice
boema Milena Jesenskà, protagoniste di relazioni sentimentali quanto mai
travagliate. È sopravvissuta soprattutto la celeberrima trilogia romanzesca,
caratterizzata da uno stile limpido e quasi espressionistico, e dal fascino di
narrazioni allegoriche, i cui protagonisti sono individui sviati da un potere
sempre inarrivabile:
Il Processo è la storia del bancario Josef
K., schiacciato da una macchina processuale insondabile;
II Castello
presenta le vicissitudini dell’agrimensore K., incapace di integrarsi in
un villaggio governato da un’autorità irraggiungibile; l’incompiuto
America (in origine
Der Verschollene, “Il disperso”,
in parte già pubblicato con il titolo “Il fochista”) descrive
i pellegrinaggi oltreoceano di un adolescente punito per un’ingenua vicenda
sentimentale.
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