Beppe Fenoglio
Beppe (Giuseppe) Fenoglio nasce ad Alba (Cuneo) nel 1 marzo 1922. Gli anni del
liceo inaugurano la sua fortissima passione per la letteratura anglosassone (James,
Lawrence, Conrad, Yeats, Coleridge e Shakespeare), mentre gli studi universitari,
alla facoltà di lettere di Torino, vengono bruscamente interrotti dalla
seconda guerra mondiale, con la chiamata alle armi. Dopo l’armistizio dell’8
settembre 1943, Fenoglio riesce a tornare a Alba e si unisce ai partigiani, prima
in un gruppo comunista, poi in formazioni monarchiche, nei cosiddetti “azzurri”
o “badogliani”.
All’indomani della guerra, Fenoglio trova impiego come procuratore presso
un’azienda vinicola, la ditta Marengo, e inizia a dedicarsi alla narrativa.
Molti dei suoi manoscritti sono vergati sul retro delle carte commerciali della
ditta. L’esordio letterario, tuttavia, non è facile. Nel 1949 l’editore
Einaudi rifiuta la sua prima raccolta
Racconti della guerra civile; e
l’anno successivo Elio Vittorini, sempre per Einaudi, gli consiglia di sacrificare
il romanzo
La paga del sabato per ricavarne due racconti. Solamente nel
1952, nella collana “I gettoni”, Vittorini gli pubblica la raccolta
I ventitre giorni della città di Alba. Poi, nel 1954, sempre nella
stessa collana, esce il romanzo breve,
La malora. Deluso però
dalla sfavorevole accoglienza della critica e dalle riserve espresse da Vittorini
sul romanzo, Fenoglio rompe con Einaudi e nel 1959 pubblica presso Garzanti il
successivo romanzo
Primavera di bellezza, con cui vince il Premio Prato.
È invece del 1962 il Premio Alpi Apuane per il racconto “Ma il mio
amore è Paco”, apparso sul n.150 di Paragone.
Poco dopo Fenoglio muore. Si spegne infatti a Torino nella notte tra il 17 e il
18 febbraio 1963 per un cancro ai polmoni. Escono postumi la raccolta
Un giorno
di fuoco (riedito poi con il titolo
Una questione privata), il celebre
romanzo
Il partigiano Johnny>, e nel 1969 finalmente anche
La
paga del sabato.
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