Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi (1922-1971), autore di La vita agra e Il lavoro culturale, ha raccontato il suo tempo con instancabile e spietata dedizione: satirista d’eccezione, critico della nascente industria culturale del boom economico, esistenzialista non ortodosso, la sua opera è necessariamente narrata in prima persona. Un’opaca ombra autobiografica, che segue – o meglio precede, data la grande capacità di Bianciardi di capire il suo tempo e ciò che avrebbe generato – i passi della sua vita tormentata.
Dall’impegno politico-sociale giovanile (i primi cineclub, la questione dei minatori, il vaneggiante proposito di far saltare il Pirelli, liscissimo simbolo della spietata cecità del capitale), all’analisi del lavoro culturale (grande tema di ogni suo scritto, affrontato per esperienza diretta: Bianciardi sarà tra i primi collaboratori della Feltrinelli, presto cacciato per “scarso rendimento” e instancabile traduttore), fino alle ultime collaborazioni giornalistiche su temi di cultura popolare.
Dopo lo strepitoso successo di La vita agra (1962), Bianciardi rifiuta una collaborazione al Corriere della Sera ma tiene rubriche su Playmen, Le Ore e il Guerin Sportivo, riviste per cui si occupa principalmente di calcio e televisione.
Muore nel 1971, non ancora cinquantenne.

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